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Il ponte di Tiberio a Rimini è stato costruito nell'età dell'antica Roma. La sua costruzione iniziò nel 14 d.C. sotto il regno di
Augusto mentre la fine dei lavori si ebbe nel 21 d.C., sotto il regno di Tiberio. È presente nello stemma della città.
Costruito in pietra d'Istria come l'Arco, da esso riprende anche lo stile sobrio ed allo stesso tempo armonico. La struttura è
formata da 5 archi a tutto sesto con delle edicole cieche tra arco ed arco. La grandezza di questi archi varia in maniera
crescente man mano che ci si sposta verso il centro, dove troviamo l'arco più grande.
Dal ponte partivano due vie consolari, la via Emilia che arrivava fino a Piacenza e la via Popilia che arrivava sino ad Aquileia.
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La Piazza Tre Martiri viene chiamata così per un tremendo episodio avvenuto durante l’ultima guerra:
il 16 agosto 1944 tre giovani partigiani riminesi vennero uccisi dai tedeschi. Una lapide ancora oggi testimonia il fatto.
Un tempo veniva chiamata Piazza Grande o Piazza Sant’Antonio e in seguito Piazza Giulio Cesare.
Ai tempi dei romani era il Foro, centro politico e commerciale della città.
La Piazza Tre Martiri è situata nell’ incrocio tra il Decumano e il Cardine Massimi.
Il Decumano era una strada antica, esistente anche oggi, che univa l’ Arco e il Ponte di Tiberio e proseguiva a
nord con la via Emilia e a sud con la via Flaminia.
Il Cardine, o cardo, corrisponde alle recenti vie Garibaldi e IV Novembre e terminava nelle vicinanze del Porto.
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L'Arco di Augusto a Rimini è un arco trionfale consacrato all'imperatore Augusto dal Senato romano nel 27 a.C.
È il più antico arco romano rimasto. Segnava la fine della via Flaminia (che collegava la città romagnola alla
capitale dell'impero, Roma) confluendo poi nell'odierno C.so d'Augusto che portava all'imbocco di un'altra via, la via Emilia.
Lo stile che lo compone è sobrio ma allo stesso tempo solenne. Al fornice centrale, si affiancano le due pseudo
colonne in stile corinzio con scanalature, caratteristica dell'architettura romana. I quattro clipei posti
a ridosso dei capitelli, rappresentano altrettante divinità romane. Rivolte verso Roma, troviamo Giove ed Apollo,
rivolte verso il Foro, troviamo Nettuno e la dea Roma.
La sua funzione principale, oltre a quella di fungere da porta urbica, era quella di sostenere la grandiosa statua
bronzea dell'imperatore imperatore Augusto, ritratto nell'atto di condurre una quadriga.
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Tempio di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dal 1432 al 1468, sorge ove era prima la Chiesa di S. Maria in Trivio e, dal XIII secolo, la Chiesa di S. Francesco. Quest'ultima era decorata da pitture oggi perdute ad eccezione del Crocifisso di Giotto, unica opera dell’artista a Rimini, risalente alle soglie del ‘300. Vicino alla chiesa crebbero il convento e l'area cimiteriale in cui furono sepolti alcuni Malatesta.
Sigismondo realizzò nel Tempio, rimasto incompiuto alla sua morte, un sogno di magnificenza, riunendovi, come in una grande arca, le memorie della Famiglia.
I lavori, avviati nel 1447, prevedevano l'apertura di due cappelle a sepolcro di Sigismondo e di Isotta degli Atti, sua terza moglie; Sigismondo decise poi di agire su tutta l’antica chiesa affidando il progetto a Leon Battista Alberti, cui si deve il recupero della tradizione romana, evidente nella facciata e nelle fiancate che rieccheggiano l’arco d’Augusto e il ponte di Tiberio.
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