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Vita di Federico Fellini
Federico Fellini è nato a Rimini il 20 gennaio 1920 ed è morto a Roma il 31 ottobre del 1993.
La famiglia d'origine è piccolo-borghese: la madre Ida Barbiani, romana, è casaliga e il padre,
Urbano, che proviene da Gambettola, è rappresentante di commercio, soprattutto di generi alimentari.
Fellini frequenta il liceo classico della città e comincia a fare i primi piccoli guadagni come caricaturista:
il gestore del cinema Fulgor gli commissiona ritratti di attori celebri da esporre come richiamo.
Nell'estate del 1937 Fellini fonda, in società con il pittore Demos Bonini, la bottega "Febo",
dove i due eseguono caricature di villeggianti.
Durante il 1938 sviluppa una sorta di collaborazione epistolare con giornali e riviste, come disegnatore di vignette:
la "Domenica del Corriere" gliene pubblica una dozzina nella rubrica "Cartoline dal pubblico", mentre con il
settimanale fiorentino "420" il rapporto diventa più professionale e prosegue fino ad accavallarsi con il primo periodo del "Marc'Aurelio".
Dal 1941, comincia un'intensa attività di soggettista e sceneggiatore: la sua firma appare nei titoli di
pellicole di assoluto rilievo, da "Roma città aperta" (1945) a "Paisà" (1946), da "Senza pietà" (1948) ad "Europa '51" (1951).
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Debutta nella regia dirigendo assieme ad Alberto Lattuada "Luci del varietà" (1951),
immalinconita ricognizione nell'universo dell'avanspettacolo. Nel successivo "Lo sceicco bianco" (1952),
scritto con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, egli si allontana dalla tradizione neorealista, delineando personaggi sospesi tra il fantastico e l'ironico.
L'anno dopo, "I vitelloni" gli frutta un Leone d'Oro a Venezia oltre che grande successo di pubblico e di critica:
è un film di matrice autobiografica, ov'egli torna alla provincia delle proprie origini con un sentimento misto di nostalgia e repulsione.
Gli anni seguenti sono costellati di successi: la limpida poesia de "La strada"
(1954) gli fa vincere un meritato Oscar, ed un altro glielo procura l'intenso "Le notti di Cabiria" (1957):
entrambi i capi d'opera si valgono delle magnifiche interpretazioni di sua moglie, Giulietta Masina.
Se "Il bidone" (1955) è poco più che una parentesi, ha caratura epocale "La dolce vita” (1959)
che fotografa gli anni del boom e del dominio democristiano con impietosa esattezza:
entra in scena Marcello Mastroianni, che diverrà l'attore preferito del cineasta-demiurgo.
Preceduto dal graffiante segmento "Le tentazioni del dottor Antonio" (1961), il meraviglioso "8 e ½” (1963)
gli garantisce un terzo Oscar ed è considerato da molti il suo esito più elevato.
Meno riusciti risulteranno la ricognizione junghiana nell'animo femminile di "Giulietta degli spiriti" (1965) e l'accidentato itinerario
nell'antichità del "Satyricon" (1969): assai migliore il tagliente ed incubico episodio "Toby Dammit" (1967),
eccellenti le parti incentrate sul passato del diseguale "Roma" (1972).
Il ritorno al borgo natio di "Amarcord" (1973) ha pel Nostro effetti palingenetici, ché qui si è di nuovo ai suoi livelli più altì e non ci si può che
inchinare al magistero de "Il Casanova" (1976), lavoro notturno ed ipocondriaco di straordinaria resa.
L'apologo minaccioso di "Prova d'orchestra" (1979), il viaggio innecessario nell'inconscio de "La città delle donne"
(1980), la pretenziosa allusività di "E la nave va" (1983) dicono di una palese crisi d'ispirazione: dalla quale egli cerca
rifugio nella pacata invettiva anticonsumistica di "Ginger e Fred" (1986).
In questi anni Fellini vive già stabilmente a Roma, dove si è trasferito nel gennaio 1939, con la scusa di iscriversi a giurisprudenza.
Fin dai primi tempi, frequenta il mondo dell'avanspettacolo e della radio, dove conosce, fra gli altri, Aldo Fabrizi, Erminio
Macario e Marcello Marchesi, e comincia a scrivere copioni e gag.
Alla radio incontra, nel 1943, anche Giulietta Masina che sta interpretando il personaggio di Pallina,
ideato dallo stesso Fellini, nella commedia Le avventure di Cico e Pallina: nell'ottobre di quell'anno i due si sposano.
Il 1956 Dirige Le notti di Cabiria. Tra gli scrittori del film figura come collaboratore ai dialoghi Pier Paolo Pasolini.
Dal film deriverà nel 1959 un musical americano. Vince il primo Oscar per La strada, miglior film in lingua non inglese.
Il successo internazionale della protagonista Giulietta Masina è immenso. Perde il padre Urbano, morto a Rimini per un attacco cardiaco.
Amarcord (1973), quarto Oscar, segna il ritorno alla Rimini dell'adolescenza, degli anni del liceo, gli anni trenta.
I protagonisti sono la città stessa, i suoi personaggi grotteschi, i ricordi che trasfigurano l'una e gli altri.
Il tono del racconto, come già il titolo rivela, è amichevole, colloquiale, come se si stesse parlando fra vecchi amici di esperienze comuni.
Più tetra è l'atmosfera ne Il Casanova (1976) che segna il culmine dell'estro visionario di Fellini.
Il 1991 Perde il fratello Riccardo, morto a Roma il 26 Marzo 1991. e perde la madre Ida, morta a Rimini il 27 Settembre nel 1984.
Il 1993 riceve il quinto Oscar, alla carriera; a Los Angeles lo affiancano Sophia Loren e Marcello Mastroianni, Giulietta Masina è tra gli spettatori.
Viene colpito il 3 Agosto da un attacco cerebrale al Grand Hotel di Rimini.
Muore il 31 Ottobre a Roma nell'opsedale Policlinico. La camera ardente installata al Teatro Cinque di Cinecittà e il
funerale nella chiesa di Santa Maria degli Angeli sono meta di migliaia di persone addolorate.
Tutta la città di Rimini dà il suo ultimo saluto al grande “Maestro” al vecchio teatro in Piazza Cavour
Brani da: La mia Rimini di Federico Fellini
"Il mio amico Bagarone, il mio compagno di scuola, la mia Rimini.
Stanotte ho sognato il porto di Rimini che si apriva sopra un mare gonfio, verde, minaccioso come una
prateria mobile sulla quale correvano nuvoloni carichi, verso terra.
Io, a Rimini, non torno volentieri. Debbo dirlo. È una sorta di blocco.
La mia famiglia vi abita ancora, mia madre, mia sorella: ho paura di certi sentimenti?
Soprattutto mi pare, il ritorno, un compiaciuto, masochistico rimasticamento della memoria:
un'operazione teatrale, letteraria. Certo, essa può avere il suo fascino. Un fascino sonnolento, torbido.
Ma ecco: non riesco a considerare Rimini come un fatto oggettivo.
È piuttosto, e soltanto, una dimensione della memoria. Infatti, quando mi trovo a Rimini, vengo sempre
aggredito da fantasmi già archiviati, sistemati.
Forse questi innocenti fantasmi mi porrebbero, se vi restassi, un'imbarazzante muta domanda, alla quale non potrei rispondere
con capriole, bugie; mentre bisognerebbe tirar fuori dal proprio paese l'elemento originario, ma senza inganni. Rimini: cos'è.
È una dimensione della memoria (una memoria, tra l'altro, inventata adulterata, manomessa) su cui ho speculato tanto che è nato in me una sorta di imbarazzo..."
Trasccorendo le tue vacanze Rimini e soggiornando negli hotel Rimini non solo potrai rilassarti, divertirti e godere dell'ottima cucina romagnola ma potrai scoprire Maestri del cinema Italiano come Federico Fellini e vedere dove ha girato alcune
scene dei suoi più celebri film.
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