Chiesa di San Fortunato
La struttura originale venne costruita nel 1418 grazie alle sovvenzioni concesse dall’allora Signore di Rimini Carlo Malatesta, interessato alla costruzione in quanto prossima alla sua residenza di campagna.L’abbazia venne inizialmente consegnata agli agostiniani, fino al 1420. Poi passò sotto la direzione dei cosiddetti “Monaci Bianchi”, i benedettini Olivetani, che mantennero la chiesa fino al 1797 anno in cui vi furono le purtroppo famose soppressioni di tutti i monasteri benedettini del riminese da parte di Napoleone.
Durante il periodo benedettino l’abbazia mutò notevolmente il suo aspetto: venne rinnovata e impreziosita da innumerevoli opere d’arte. Agli inizi del 1500 vennero costruite le due cappelle laterali, una delle quali ornata dai dipinti di Girolamo Marchesi da Cotignola (c. 1471- c. 1540).
Successivamente, grazie all’ingegno del pittore Giorgio Vasari che soggiornò nell’abbazia per la trascrizione della sua opera “Le vite dé più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a tempi nostri” intorno al 1550, la struttura si arricchì ulteriormente con altri magnifici affreschi, fra cui la pala dell’altare che raffigura l’Adorazione dei Magi, situata nel coro.
In seguito alle citate vicende napoleoniche, le fu assegnato il nome di parrocchia di San Fortunato, antica struttura in passato situata più a valle.
La natura benedettina dell’abbazia si ritrova in alcune statue ancora presenti di santi olivetani e alcuni dipinti raffiguranti fra l’altro anche San Benedetto, opera del padre Cesare Pronti, dipinto che risale a circa metà Seicento.
Tutto il complesso subì gravi danni in seguito ai bombardamenti portati dalla Seconda Guerra Mondiale e molte parti non vennero mai più ricostruite.
Una parte, invece, venne restaurata e oggi ospita la sede del Seminario Vescovile di Rimini.
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