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La maschera di Arlecchino

La maschera di ArlecchinoArlecchino è una famosa maschera bergamasca della Commedia dell'Arte.

Sulle origini di questo personaggio e del suo nome si è molto dibattuto: ciò che si sa per certo è che ad un certo momento della storia della commedia dell'arte il personaggio dello Zanni, cioè il servo inurbato, si evolve e diventa un nuovo personaggio: Arlecchino (metà del cinquecento).

Arlecchino è anche il nome di un demone ctonio infatti la maschera indossata potrebbe evocare in maniera abbastanza palese il ghigno nero del demonio.

Un demone ancora più noto, con un nome che ricorda da vicino quello di Arlecchino, è stato l'Alichino dantesco che appare nell'Inferno come capo di una schiatta diabolica.

Nativo di Bergamo bassa, parla nel dialetto di quella terra, ma poi lo muterà in quello veneto, più dolce ed aggraziato.

Il suo vestito era dapprima tutto bianco, come quello di Pulcinella. Col tempo a furia di rattoppi con pezzi di stoffa di ogni colore, é diventato quello che oggi tutti conosciamo: un variopinto abito composto da un giubbetto e da un paio di pantaloni, entrambi a losanghe e triangoli di tutti i colori.

Arlecchino ha un carattere stravagante e scapestrato. Ne combina di tutte, inventa imbrogli e burle a spese dei padroni avidi e taccagni dei quali é a servizio, ma non gliene va mai bene una. In quanto a lavorare nemmeno a parlarne; fra Arlecchino ed il lavoro c'é una profonda incomprensione.

Le sue battute, le sue spiritosaggini, fanno ridere a crepapelle tutti quanti.

Quando poi non sa come cavarsi da un impaccio o a liberarsi da un guaio, Arlecchino diventa un abile maestro nel far funzionare le gambe: fa capriole, piroette e salti acrobatici.

Ancora oggi, dai palcoscenici dei teatri o nel mezzo di una festa di Carnevale, incanta e diverte il pubblico dei bambini e dei non più bambini e si può considerare la più simpatica fra tutte le maschere italiane.