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Il Castello di Montescudo

Castello di MontescudoMontescudo: Ancora oggi non si hanno documentazioni chiare delle origini del Mons Scutulum odierna Montescudo. I ritrovamenti archeologici indicano la presenza sul territorio, nelle varie epoche protostoriche e storiche, si pensa ai Celti ,agli Etruschi ed infine romani . In una località, alla periferia del paese, chiamata monte Godio, fu trovata una statua in argilla , alta circa 1 metro, che probabilmente doveva rappresentare una divinità etrusca. Nell’ anno 1874 , scavando in prossimità della Chiesa di S. Biagio e S. Simeone, furono rinvenuti i resti di scheletri giganteschi (Celti ?) e parte di colonne e tombe romane.

Il vicino centro di Santa Maria del Piano, noto anche ai giorni nostri per un'ottima produzione di terracotte, fu certamente frequentato, fin dal più lontano passato, per i suoi giacimenti di argilla che, diedero avvio al fiorente commercio di vasi e anfore con la Grecia ed il resto d'Italia, attraverso l'antico centro costiero di Crustumium. Montescudo sorge su un poggio elevato della Valconca al confine con la Repubblica di San Marino; la sua posizione, la sua struttura, la integrità del suo paesaggio agricolo dei borghi rurali ne fanno tappa significativa dell'itinerario ideale per la scoperta delle cose più nascoste dell'entroterra riminese e delle tradizioni legate al mondo contadino e tradizionale. Il primo documento che cita per iscritto Montescutolo è un diploma che Ottone I donò ai Carpegna nel 962, come simbolo dell' avvenuto passaggio di proprietà dei feudi in esso elencati. Fortezza malatestiana (i Malatesta la consideravano punto strategico d'importanza capitale per il controllo delle loro terre), dopo brevi interventi montefeltrani, diventa possesso della Chiesa nel 1528. Sotto il dominio napoleonico Montescudo fu capoluogo del III Cantone del Compartimento di Rimini.

Il nome più antico di Montescudo è Rio Alto forse perché ai suoi piedi scorrono il Conca ed il Marano; in seguito diventò Mons Scutulus, Montescudolo, Montescutello ed infine fu mutato con l’annessione al Regno d’Italia 1862 in quello attuale Montescudo. Montescudo, ai tempi dell’ Imperatore Augusto, serviva anche come stazione militare adibita al cambio dei cavalli per i corrieri che da Rimini (Ariminum) andavano a Roma. Era probabilmente il primo scambio di una scorciatoia per la via del Furlo. Dopo le invasioni barbariche, spaventose quelle degli Ungari, Montescudo fu nei secoli oggetto di contesa fra i Malatesta e i Montefeltro per conservare quello che era considerato un punto strategico nella lotta fra i due casati. In seguito Montescudo passerà sotto il dominio di Venezia , del Papato e di Napoleone Bonaparte. Fu proprio sotto il dominio di Napoleone che Montescudo raggiunse l’apice della sua prosperità , perché oltre agli Uffici della Pretura ebbe quello del Censo, del Catasto, di Leva e Postale; ancora oggi il gonfalone del Comune porta i colori della bandiera francese ed una lapide, all’ingresso del teatro comunale, ricorda questo periodo.

Il centro storico conserva una massiccia cinta muraria, la torre civica risalente al 1300, una straordinaria e singolare ghiacciaia, i camminamenti, i passaggi segreti che dalla torre di vedetta lato mare portano alla rocca, il pozzo, la ripida scalinata ed il grande ed intatto braciere. Durante i lavori di restauro nella parte orientale delle mura, bastione centrale, il 31/05/1954 vennero trovate 22 medaglie raffiguranti Sigismondo ed il Tempio Malatestiano contenute in un vaso di terracotta. Non mancano nelle frazioni itinerari culturali naturalistici : il Castello di Albereto, ancora ben conservato nella struttura originale, la Pieve Romanica di Trarivi , oggi Chiesa della Pace, con il suo Museo della Linea Gotica Orientale, la Chiesa di Valliano con all’interno affreschi del ‘400 appartenenti a pittori della scuola del Ghirlandaio.

Tutto il territorio comunale è costellato di segni del passato: la cinta muraria, la torre civica del XIV sec. ed una singolare ghiacciaia, poste nel centro storico, e numerosi casolari e borghi rurali sparsi nelle campagne tra i quali l'intatto castello di Albereto a qualche km. dal paese. Interessante è anche la Chiesa Parrocchiale dei SS. Biagio e Simone, nel capoluogo, che conserva un bel crocifisso in legno del XII sec. L'attività agricola, importante nel passato come ai nostri giorni (olio, grano e vino), è stata recentemente oggetto di studio e strumento ideale per recuperare l'antico sapere popolare. In frazione S. Maria del Piano sono attivi alcuni laboratori di ceramiche. Uno degli gli appuntamenti folkloristici più singolari è senz'altro la Fiera del Perdono o Sagra della Patata che si tiene la seconda domenica d'agosto ed attira (attraverso il forte richiamo della gastronomia) frotte di turisti dalla vicina Riviera Romagnola,nel Museo Etnografico di Valliano di Montescudo sono raccolti attrezzi agricoli, oggetti e tutto ciò che faceva parte della cultura del territorio.